Non mi convince, non mi convince per niente.
L'idea non è proprio così malvagia ma fa acqua da tutte le parti, a partire dai flashforward stessi.
Come il buon Daniel Faraday insegna, modificando il corso degli eventi le persone possono cambiare il loro futuro. Allora non so proprio spiegarmi perché tutti i protagonisti siano bloccati nel terrore della loro visione. Non ti piace quello che hai visto, fai in modo che non accada. Semplice.
Al coreano hanno rivelato addirittura il giorno del suo omicidio, bene, un bel giubbotto antiproiettile e ti passa la paura, mai visto Ritorno al futuro?
Non vuoi tradire tuo marito? Non andare a letto con l'uomo che hai visto nella visione. Che cé vò.
Invece tutti sono trascinati in un vortice di paura, di tensione, come se tutto quello che succede non dipenda dalla loro volontà. Tensione che viene trasmessa allo spettatore con la ripetizione ossessiva di questi flashforward, ebbasta!
Le indagini sembrano condotte da un team di psicopatici, da una venditrice di dolcetti si passa ad un paesello sperduto dello Utah poi in Germania da una nazista imbroglione, si salta da un indizio all'altro all'improvviso, non c'è linearità, non c'è schema. Un'accozzaglia di roba buttata lì, a caso.
E i supercomputer dell'FBI? Basta digitare forsennatamente tasti a caso e ti dicono tutto quello che vuoi sapere, vuoi vedere corvi morti in Somalia? Trtrrttrtetfdbsdfòkfaejfvj eccoli!
Non c'è un solo personaggio simpatico, forse l'agente ciccione (i ciccioni devono per forza essere simpatici, non se ne spiegherebbe l'esistenza altrimenti), c'è una lesbica però, attenzione, lesbica che hanno accoppiato, disaccoppiato e accoppato in un solo unico episodio. Quando si dice sparare tutte le cartucce. Non muore tranquilli.
I quinto episodio, wow che ritmo, hanno tirato fuori le pistole, sparano, ci sono agenti dell' FBI che sparano finalmente. E poi sì, c'è anche la lesbica di prima che limona.
La scelta di Joseph Finnes azzeccatissima, un'attore inglese che recita con accento americano, che ideona, quest'uomo è la morte della recitazione, in tutte le scene ha sempre la solita espressione. Un cervo impagliato avrebbe fatto meglio.
Dopo una stroncatura del genere continuerò comunque a vederlo solo per scoprire il senso di tutto ciò, sempre che ci sia un senso.
martedì 27 ottobre 2009
FlashForward è una cagata pazzesca
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lunedì 19 ottobre 2009
Improbabili visioni
Stralcio di una conversazione di qualche anno fa: chi io? Guardare Grey's Anatomy? Ma vuoi scherzare? E secondo te io seguo 'ste robe da femminucce, tutte lacrimoni, drammi esistenziali, ti lascio, ti ripiglio, ti rilascio! Io vedo Lost e CSI, mica gatte morte in calore, (anche se devo ammettere che in Lost una gatta morta c'é), e poi la voce di Giuppy Izzo non la reggo per più di 10 minuti di fila.
Silenzio per creare la suspense.
Ho visto il quinto episodio della sesta stagione, due giorni dopo la messa in onda americana.
E se devo confessare tutto, ho visto anche tutta la quarta e la quinta stagione. Ma è una cosa che rimane tra noi, che non si sappia in giro.
Ammetto, mi ha fregato la sciagurata storia tra l'ortopedica un po' obesotta e la cardiologa simpatica quanto un sassolino in una scarpa, idillio contornato da oche starnazzanti, bellimbusti dall'occhio languido e gente moribonda, siamo pur sempre in un ospedale, cosa vuoi vedere, dei clown? Giocando con l'audio di Sky però è saltata una cosa all'orecchio: italiano, oche. Inglese, gente normale. Click, oche, click, persone, click, oche, click, persone.
Ecco cos'era, era il doppiaggio che rovinava tutto. Certo le storie sempre quelle sono, ti mollo, ti sposo, muori, risorgi, etc etc... ma almeno non sembra di vedere una soap opera sud americana.
Mi sono lasciata coinvolgere e ho quasi dimenticato la presenza di una storyline lesbica, anzi quando appare "pattini a rotelle" alias pediatra sciacquetta dall'insopportabile sorriso, mi vien voglia di gridare "e togliti dalle palle!" La storia tra Calliope e Arizona è una delle più insulse che abbia mai visto, per rimanere nell'originalità è arrivato il padre di Callie (il mitico Hector Elizondo di Pretty Woman) con tanto di prete al seguito per redimere la figlia peccatrice. Che la facciano finita adesso, ammazzate una delle due e togliamoci il pensiero.
Tra l'altro ho da poco realizzato che Arizona (Jessica Capshaw) ha interpretato la tastatrice dei tonici bicipiti di Jennifer "Bette Porter" Beals in The L Word, antipatia allo stato puro. Quindi se proprio devono, che uccidano la bionda.
Silenzio per creare la suspense.
Ho visto il quinto episodio della sesta stagione, due giorni dopo la messa in onda americana.
E se devo confessare tutto, ho visto anche tutta la quarta e la quinta stagione. Ma è una cosa che rimane tra noi, che non si sappia in giro.
Ammetto, mi ha fregato la sciagurata storia tra l'ortopedica un po' obesotta e la cardiologa simpatica quanto un sassolino in una scarpa, idillio contornato da oche starnazzanti, bellimbusti dall'occhio languido e gente moribonda, siamo pur sempre in un ospedale, cosa vuoi vedere, dei clown? Giocando con l'audio di Sky però è saltata una cosa all'orecchio: italiano, oche. Inglese, gente normale. Click, oche, click, persone, click, oche, click, persone.
Ecco cos'era, era il doppiaggio che rovinava tutto. Certo le storie sempre quelle sono, ti mollo, ti sposo, muori, risorgi, etc etc... ma almeno non sembra di vedere una soap opera sud americana.
Mi sono lasciata coinvolgere e ho quasi dimenticato la presenza di una storyline lesbica, anzi quando appare "pattini a rotelle" alias pediatra sciacquetta dall'insopportabile sorriso, mi vien voglia di gridare "e togliti dalle palle!" La storia tra Calliope e Arizona è una delle più insulse che abbia mai visto, per rimanere nell'originalità è arrivato il padre di Callie (il mitico Hector Elizondo di Pretty Woman) con tanto di prete al seguito per redimere la figlia peccatrice. Che la facciano finita adesso, ammazzate una delle due e togliamoci il pensiero.
Tra l'altro ho da poco realizzato che Arizona (Jessica Capshaw) ha interpretato la tastatrice dei tonici bicipiti di Jennifer "Bette Porter" Beals in The L Word, antipatia allo stato puro. Quindi se proprio devono, che uccidano la bionda.
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lunedì 28 settembre 2009
La canzone della pubblicità
Dai, prestami l'iPod, due ore sono lunghe.
Non è l'iPod, è mai possibile che conosci solo l'iPod, qualsiasi lettore mp3 che vedi lo chiami iPod. E poi dentro non c'è niente che ti piaccia, non ho Zeri Assoluti o Giggi D'Alessi.
E vabbé toh, prendi sta cuffia.
Uh! La canzone della pubblicità!!
Non è la canzone della pubblicità, sono i Beatles.
Chi?
Oddio. I Beatles, John Lennon, Paul McCartney, Yesterday, all my troubles seemed so farway!
Oll mai che? Sì però è la canzone della pubblicità, ni ni ni ni nini nini (nda Here comes the sun).
Fa niente, è come dici tu.
Uh! Anche questa è della pubblicità!
(Con occhi iniettati di sangue) Questa è With or without you e che io sappia non c'è nessuna pubblicità con questa canzone!
Sì che c'è, l'ho vista.
E te la sei immaginata evidentemente.
Adesso ricordo perché te ed io non ci vediamo mai.
----------------
Listening to: Sigur Rós - Við spilum endalaust
Non è l'iPod, è mai possibile che conosci solo l'iPod, qualsiasi lettore mp3 che vedi lo chiami iPod. E poi dentro non c'è niente che ti piaccia, non ho Zeri Assoluti o Giggi D'Alessi.
E vabbé toh, prendi sta cuffia.
Uh! La canzone della pubblicità!!
Non è la canzone della pubblicità, sono i Beatles.
Chi?
Oddio. I Beatles, John Lennon, Paul McCartney, Yesterday, all my troubles seemed so farway!
Oll mai che? Sì però è la canzone della pubblicità, ni ni ni ni nini nini (nda Here comes the sun).
Fa niente, è come dici tu.
Uh! Anche questa è della pubblicità!
(Con occhi iniettati di sangue) Questa è With or without you e che io sappia non c'è nessuna pubblicità con questa canzone!
Sì che c'è, l'ho vista.
E te la sei immaginata evidentemente.
Adesso ricordo perché te ed io non ci vediamo mai.
----------------
Listening to: Sigur Rós - Við spilum endalaust
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ed io sono un'iraconda,
palle al piede
lunedì 21 settembre 2009
Nella mente di un procrastinatore
Domani, sì ci vado domani, è meglio.
Accidenti piove, non mi va di bagnarmi per una commissione che posso fare anche domani, non è urgente, vado domani.
Che mal di pancia, devono esseri stati i peperoni di ieri sera, oddio che dolore, ma io devo ritirare quei certificati, vabbè domani fa lo stesso.
Wow che caldo, che sole cocente, aspetto che si rinfreschi un po' l'aria. Domani, vado domani.
Oggi no, oggi non voglio vedere nessuno, tantomeno quella segretaria che non sa mai un cavolo, mi girano le palle ecco.
Vado a comprare il regalo per il pupo, per quella cosa lì, quelle carte da ritirare, c'è tempo, fino alla fine del mese.
No basta, ho deciso, domani vado, cascasse il mondo, domani prendo il treno e vado.
Cazzo piove, torno a dormire. No, non posso farlo, in fondo son due gocce, mi alzo. E se prendessi il treno successivo? Così dormo un altro po' che non ho chiuso occhio stanotte.
Aaaaaahhhhhhh!!!!
Via, via, via, senza colazione, altrimenti cambio idea.
E io son venuta fin qui per ritirare due fogli del cazzo che hanno stampato al momento e che potevano inviarmi comodamente via e-mail.
E uno ha anche un errore di dati! Domani ritorno e gliene dico quattro.
Domani, sì, domani.
Accidenti piove, non mi va di bagnarmi per una commissione che posso fare anche domani, non è urgente, vado domani.
Che mal di pancia, devono esseri stati i peperoni di ieri sera, oddio che dolore, ma io devo ritirare quei certificati, vabbè domani fa lo stesso.
Wow che caldo, che sole cocente, aspetto che si rinfreschi un po' l'aria. Domani, vado domani.
Oggi no, oggi non voglio vedere nessuno, tantomeno quella segretaria che non sa mai un cavolo, mi girano le palle ecco.
Vado a comprare il regalo per il pupo, per quella cosa lì, quelle carte da ritirare, c'è tempo, fino alla fine del mese.
No basta, ho deciso, domani vado, cascasse il mondo, domani prendo il treno e vado.
Cazzo piove, torno a dormire. No, non posso farlo, in fondo son due gocce, mi alzo. E se prendessi il treno successivo? Così dormo un altro po' che non ho chiuso occhio stanotte.
Aaaaaahhhhhhh!!!!
Via, via, via, senza colazione, altrimenti cambio idea.
E io son venuta fin qui per ritirare due fogli del cazzo che hanno stampato al momento e che potevano inviarmi comodamente via e-mail.
E uno ha anche un errore di dati! Domani ritorno e gliene dico quattro.
Domani, sì, domani.
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deliri,
procrastinatori d'Italia unitevi
venerdì 18 settembre 2009
E figl so piezz 'e core
-Mamma, com'ero a 12 anni?
-Come adesso.
-Dai non scherzare, com'ero?
-Eri così, eri sì una ragazzina ma non eri come le altre ragazzine.
-Ma tu non volevi che fossi come le altre?
-Le altre erano stupidine, tu non sei mai stata una stupidina. Tu sei nata grande.
-Esagerata, mi sa che non ricordi bene.
-Il tuo primo giorno di asilo ti ho accompagnato a scuola, senza fare una piega ti sei seduta al tuo banchetto, intorno a te urla e pianti di bambini che non volevano restare, che si attaccavano alle gambe delle madri. Io ero lì, aspettavo una tua reazione, una parte di me voleva che piangessi, che mi chiamassi. E invece ti sei girata e hai detto: "ma adesso te ne vuoi andare!"
Mi hai spezzato il cuore. E ho capito che la mia bambina era diversa.
-E sì, la mia banca è differente. Non sei obiettiva perché sono tua figlia.
-E allora ti auguro di avere una figlia come te, così capirai cosa significa. Oh come vorrei che tu...
-Ok ciao.
----------------
Listening to: Phoenix - Lisztomania
-Come adesso.
-Dai non scherzare, com'ero?
-Eri così, eri sì una ragazzina ma non eri come le altre ragazzine.
-Ma tu non volevi che fossi come le altre?
-Le altre erano stupidine, tu non sei mai stata una stupidina. Tu sei nata grande.
-Esagerata, mi sa che non ricordi bene.
-Il tuo primo giorno di asilo ti ho accompagnato a scuola, senza fare una piega ti sei seduta al tuo banchetto, intorno a te urla e pianti di bambini che non volevano restare, che si attaccavano alle gambe delle madri. Io ero lì, aspettavo una tua reazione, una parte di me voleva che piangessi, che mi chiamassi. E invece ti sei girata e hai detto: "ma adesso te ne vuoi andare!"
Mi hai spezzato il cuore. E ho capito che la mia bambina era diversa.
-E sì, la mia banca è differente. Non sei obiettiva perché sono tua figlia.
-E allora ti auguro di avere una figlia come te, così capirai cosa significa. Oh come vorrei che tu...
-Ok ciao.
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Listening to: Phoenix - Lisztomania
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bei tempi andati,
cose mie
giovedì 27 agosto 2009
Siediti
Le buone notizie non iniziano mai con questa parola.
«Siediti» mi disse la dottoressa, «i risultati delle analisi non sono buoni, devi farne altri per accertare che non sia quella cosa brutta brutta». E in quella settimana la mia famiglia mi vedeva già orizzontale in una tomba.
«Siediti» mi disse la relatrice della tesi, «l'argomento scelto non va bene, non porta da nessuna parte, bisogna fare tutto daccapo». E trascorsi l'estate tra fotocopie, traduzioni e l'ultimo esame da preparare.
«Siediti» mi ha detto lui, senza guardarmi negli occhi, «non ti posso rinnovare il contratto. C'è la crisi, gli affari non vanno bene». La crisi un par de balle, la verità è un'altra.
E' che non si può dir di no alla conoscente, alla raccomandata di turno.
Fa un po' male sapere che dopo quasi tre anni, in cui mi è stato fatto credere, anzi mi è stato proprio detto, che prima o poi sarebbe arrivato il fatidico "a tempo indeterminato", si viene messi da parte, per far posto ad una collega che non ha ancora capito che se non metti il cartoncino sotto il foglio copiativo, quello che scrivi si ripete all'infinito sulle pagine sottostanti.
Meritocrazia, questa sconosciuta.
«Mi dispiace» mi ha detto. A me no, perché chi ci perde in questa faccenda non sono certo io.
«Siediti» mi disse la dottoressa, «i risultati delle analisi non sono buoni, devi farne altri per accertare che non sia quella cosa brutta brutta». E in quella settimana la mia famiglia mi vedeva già orizzontale in una tomba.
«Siediti» mi disse la relatrice della tesi, «l'argomento scelto non va bene, non porta da nessuna parte, bisogna fare tutto daccapo». E trascorsi l'estate tra fotocopie, traduzioni e l'ultimo esame da preparare.
«Siediti» mi ha detto lui, senza guardarmi negli occhi, «non ti posso rinnovare il contratto. C'è la crisi, gli affari non vanno bene». La crisi un par de balle, la verità è un'altra.
E' che non si può dir di no alla conoscente, alla raccomandata di turno.
Fa un po' male sapere che dopo quasi tre anni, in cui mi è stato fatto credere, anzi mi è stato proprio detto, che prima o poi sarebbe arrivato il fatidico "a tempo indeterminato", si viene messi da parte, per far posto ad una collega che non ha ancora capito che se non metti il cartoncino sotto il foglio copiativo, quello che scrivi si ripete all'infinito sulle pagine sottostanti.
Meritocrazia, questa sconosciuta.
«Mi dispiace» mi ha detto. A me no, perché chi ci perde in questa faccenda non sono certo io.
venerdì 24 luglio 2009
Flashback
Sono due anni che mi chiedo dove l'abbia vista, ha un viso familiare, mi è forse parente e non ne sono a conoscenza? Una signora anziana, di quelle belle cicciotte, va in giro con addosso una tenda, portandosi sempre dietro una caterva di buste. Cosa ci sia dentro è un mistero. Viene quasi tutti i giorni, un abituè, fissata con la pressione. Fa sempre tante domande, ma basta un sorriso per rassicurarla. Oggi ha detto "ho fatto la bidella per tanti anni".
Un flash nella mia mente. Un corridoio lungo e vuoto, una pioggia battente.
Un attimo, un attimo, che succede. Andiamo con calma. Rewind.
Il corridoio è quello della mia scuola elementare, è un giorno di pioggia, uno di quelli in cui si allagano anche le scuole. Nel corridoio ci sono io, sono scesa dal secondo piano per prendere il gessetto in segreteria. Alla fine del corridoio ci sono 4 gradini, io sono ferma, mi preparo per prendere la rincorsa e saltare quei 4 gradini. Con il gessetto stretto in una mano inizio la mia folle corsa, a grandi falcate mi avvicino verso il punto in cui spiccherò il salto.
Sento una voce: "nennè vai chian, ca' se scjulie!" (Ragazzina vai piano che si scivola).
Troppo tardi, sto già volando, fiera di saper saltare così in alto. Punto i piedi per l'atterraggio, appena le scarpe toccano il pavimento qualcosa non va, non aderiscono, scivolo, e mi ritrovo distesa, lunga lunga con la schiena per terra.
Secondi che sembrano un'eternità, lì a terra, bagnata, umiliata e una voce: "io t'ho seva ritt' ca' se scjuliav!" (te l'avevo detto che si scivolava).
Mi volto indietro e c'è una signora, grassoccia, sorridente, che indossa una tenda.
----------------
Listening to: Tristan Prettyman - Hello
Un flash nella mia mente. Un corridoio lungo e vuoto, una pioggia battente.
Un attimo, un attimo, che succede. Andiamo con calma. Rewind.
Il corridoio è quello della mia scuola elementare, è un giorno di pioggia, uno di quelli in cui si allagano anche le scuole. Nel corridoio ci sono io, sono scesa dal secondo piano per prendere il gessetto in segreteria. Alla fine del corridoio ci sono 4 gradini, io sono ferma, mi preparo per prendere la rincorsa e saltare quei 4 gradini. Con il gessetto stretto in una mano inizio la mia folle corsa, a grandi falcate mi avvicino verso il punto in cui spiccherò il salto.
Sento una voce: "nennè vai chian, ca' se scjulie!" (Ragazzina vai piano che si scivola).
Troppo tardi, sto già volando, fiera di saper saltare così in alto. Punto i piedi per l'atterraggio, appena le scarpe toccano il pavimento qualcosa non va, non aderiscono, scivolo, e mi ritrovo distesa, lunga lunga con la schiena per terra.
Secondi che sembrano un'eternità, lì a terra, bagnata, umiliata e una voce: "io t'ho seva ritt' ca' se scjuliav!" (te l'avevo detto che si scivolava).
Mi volto indietro e c'è una signora, grassoccia, sorridente, che indossa una tenda.
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Listening to: Tristan Prettyman - Hello
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sabato 18 luglio 2009
Riparazioni
Bionda, occhi azzurri, 11 anni, bocciata in prima media. La devo rimettere in sesto per il prossimo anno scolastico. Si prospetta un'impresa ardua.
Non conosce bene le tabelline, con le moltiplicazioni e divisioni si incarta, sul quaderno scrive senza ordine, fuori rigo, obliquamente.
Con l'italiano non va meglio.
"Sai quali sono gli articoli determinativi e indeterminativi?"
"Boh."
Esercizi con i sinonimi.
"Sai cosa significa sinonimo?" Faccia perplessa.
"Hai mai usato il vocabolario?" "No, io le parole le cerco sul pc."
Eccallà, il pc, l'omicida della grammatica italiana.
"Ma l'alfabeto lo sai?" "Sì, abcdefg..." scemando con la voce. Sorride.
"Adesso prendi questo librone, che si chiama vocabolario, e cerchi le parole che non conosci dell'esercizio". Tutte.
"Vediamo come leggi". Okseilaclassicabambinaprivadellabarraspaziatricecheleggetuttodiunfiatosenzatenercontodellapunteggiaturaeconunespressivitàpariaimessaggipreregistratidellesegreterietelefoniche.
Nota il notebook sul tavolo. Si illumina. "Ma tu cell'hai mssnger?"
Messenger, un altro omicida.
"Eh sì".
"Mi scrivi il tuo indirizzo, dai!"
"Te lo scrivo, ma ti avverto, non lo uso mai" Mica sente, mi ha già lasciato il suo su un fogliettino di carta. Ho avuto l'indirizzo e-mail di un undicenne. Son cose.
"Ma quanto tempo passi davanti al pc?"
"Mmmm tanto, però prima studio" Seeeee, questa mi fa scema.
Avrei voluto domandarle, ma i tuoi genitori non ti controllano? Hai perso un anno e nessuno se ne è accorto che non andavi bene a scuola, e gli insegnati? Dove erano? Perché non sono intervenuti? Sei arrivata in prima media con delle basi debolissime. Cosa possiamo costruire su queste fondamenta?
Ma poi ho capito che avremmo dovuto aprire il vocabolario per cercare la parola fondamenta.
Non conosce bene le tabelline, con le moltiplicazioni e divisioni si incarta, sul quaderno scrive senza ordine, fuori rigo, obliquamente.
Con l'italiano non va meglio.
"Sai quali sono gli articoli determinativi e indeterminativi?"
"Boh."
Esercizi con i sinonimi.
"Sai cosa significa sinonimo?" Faccia perplessa.
"Hai mai usato il vocabolario?" "No, io le parole le cerco sul pc."
Eccallà, il pc, l'omicida della grammatica italiana.
"Ma l'alfabeto lo sai?" "Sì, abcdefg..." scemando con la voce. Sorride.
"Adesso prendi questo librone, che si chiama vocabolario, e cerchi le parole che non conosci dell'esercizio". Tutte.
"Vediamo come leggi". Okseilaclassicabambinaprivadellabarraspaziatricecheleggetuttodiunfiatosenzatenercontodellapunteggiaturaeconunespressivitàpariaimessaggipreregistratidellesegreterietelefoniche.
Nota il notebook sul tavolo. Si illumina. "Ma tu cell'hai mssnger?"
Messenger, un altro omicida.
"Eh sì".
"Mi scrivi il tuo indirizzo, dai!"
"Te lo scrivo, ma ti avverto, non lo uso mai" Mica sente, mi ha già lasciato il suo su un fogliettino di carta. Ho avuto l'indirizzo e-mail di un undicenne. Son cose.
"Ma quanto tempo passi davanti al pc?"
"Mmmm tanto, però prima studio" Seeeee, questa mi fa scema.
Avrei voluto domandarle, ma i tuoi genitori non ti controllano? Hai perso un anno e nessuno se ne è accorto che non andavi bene a scuola, e gli insegnati? Dove erano? Perché non sono intervenuti? Sei arrivata in prima media con delle basi debolissime. Cosa possiamo costruire su queste fondamenta?
Ma poi ho capito che avremmo dovuto aprire il vocabolario per cercare la parola fondamenta.
domenica 5 luglio 2009
Una tipica famiglia italiana
I grandi capi sono fuori, queste le deleghe.
Io: cucinare, lavare i piatti, lavare i panni e stenderli, stirare, rifare i letti, passare l'aspirapolvere, togliere la polvere, lavare i pavimenti, pulire le scale, fare la spesa, innaffiare le piante in casa, pulirle e se possibile dir loro due paroline, innaffiare le piante del giardino, dare un'occhiata anche all'orticello, dar da mangiare ai canarini, controllare che i serramenti siano chiusi quando usciamo, che il garage e il portoncino siano chiusi a chiave, sistemare tutti i capi di abbigliamenti che Lui lascia in giro per la casa. Non dimenticarsi di andare al lavoro.
Lui, detto il principe: buttare la spazzatura. E il primo giorno non l'ha fatto.
Una tipica famiglia italiana.
Io: cucinare, lavare i piatti, lavare i panni e stenderli, stirare, rifare i letti, passare l'aspirapolvere, togliere la polvere, lavare i pavimenti, pulire le scale, fare la spesa, innaffiare le piante in casa, pulirle e se possibile dir loro due paroline, innaffiare le piante del giardino, dare un'occhiata anche all'orticello, dar da mangiare ai canarini, controllare che i serramenti siano chiusi quando usciamo, che il garage e il portoncino siano chiusi a chiave, sistemare tutti i capi di abbigliamenti che Lui lascia in giro per la casa. Non dimenticarsi di andare al lavoro.
Lui, detto il principe: buttare la spazzatura. E il primo giorno non l'ha fatto.
Una tipica famiglia italiana.
giovedì 2 luglio 2009
Ta vuò fa fà 'na foto
Si avvicina la data del compleanno e come ogni anno tiro fuori lo scatolone delle foto.
Apro e inizio a cercare tra i tanti album, piccoli e quadrati, con la copertina arancione o gialla, che contengono foto un po' opache e con i bordi rotondeggianti.
Nella mia prima foto sono nella pancia di mia madre, tiene per mano mia sorella, pronta per andare all'asilo, indossa il grembiulino e stringe a se il cestino di vimini con la merenda. Aspettava con ansia la mia nascita, ma poi rimase delusa nel vedere che ero troppo piccola per poter giocare già con lei.
La fotografa di casa era mia madre, faceva delle foto spettacolari. Adulti senza testa, senza metà corpo, troppo scure, troppo chiare, soggetti con la bocca aperta, occhi chiusi. Aveva l'incapacità di mantenere orizzontale la macchina fotografica, per cui molte foto sono da mal di mare, con noi pendenti come la torre di Pisa.
La posa preferita da mia madre era quella vicino al carrello dei liquori. Ogni famiglia degli anni '80 aveva il carrello dei liquori, anche se astemia come la mia. Il giorno del compleanno mi vestiva caruccia caruccia e mi piazzava di fianco al carrello, rotondo, stracolmo di bottiglie, con la manina appoggiata sopra. E si nota nelle foto la mia espressione interdetta da due, tre e quattrenne, sì, perché la foto veniva ripetuta negli anni, con varianti come la presenza di mia sorella all'altro lato del carrello, seduta sul divano ma con il braccino che allungava sempre verso il carrello, io che correvo verso il carrello. Temo che mia madre volesse fare di me un'alcolizzata.
Altro must erano le foto davanti alla torta, sulla tovaglia bianca e tutta ricamata, oltre alla torta c'erano sempre immancabili due bottiglie di liquore (daje), Stock 84 e Amaroequalcosa con due coppie di bicchieri messi ad X. La sequenza è sempre la stessa, foto con candelina accesa, io che spengo, io che prendo un'accetta (è troppo grande per chiamarlo coltello) e faccio finta di tagliare la torta, io che prendo il bicchiere con dentro qualcosa e faccio finta di bere, (allora è vero che volevano alcolizzarmi), foto con parenti. Ho scritto parenti? Volevo dire foto con mia sorella, mia madre e la nonna. I compleanni li festeggiavamo in 4, mio padre era sempre al lavoro, gli altri non ci hanno mai cagati.
Crescendo le mie foto diventano rare, complice una fotogenia pari a zero e l'aver preso possesso della macchina fotografica, motivo per cui la frase che più mi sento dire è "ma qui tu dov'eri?" "Vi stavo scattando la foto, scemi!"
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Listening to: Fleet Foxes - Sun it Rises
Apro e inizio a cercare tra i tanti album, piccoli e quadrati, con la copertina arancione o gialla, che contengono foto un po' opache e con i bordi rotondeggianti.
Nella mia prima foto sono nella pancia di mia madre, tiene per mano mia sorella, pronta per andare all'asilo, indossa il grembiulino e stringe a se il cestino di vimini con la merenda. Aspettava con ansia la mia nascita, ma poi rimase delusa nel vedere che ero troppo piccola per poter giocare già con lei.
La fotografa di casa era mia madre, faceva delle foto spettacolari. Adulti senza testa, senza metà corpo, troppo scure, troppo chiare, soggetti con la bocca aperta, occhi chiusi. Aveva l'incapacità di mantenere orizzontale la macchina fotografica, per cui molte foto sono da mal di mare, con noi pendenti come la torre di Pisa.
La posa preferita da mia madre era quella vicino al carrello dei liquori. Ogni famiglia degli anni '80 aveva il carrello dei liquori, anche se astemia come la mia. Il giorno del compleanno mi vestiva caruccia caruccia e mi piazzava di fianco al carrello, rotondo, stracolmo di bottiglie, con la manina appoggiata sopra. E si nota nelle foto la mia espressione interdetta da due, tre e quattrenne, sì, perché la foto veniva ripetuta negli anni, con varianti come la presenza di mia sorella all'altro lato del carrello, seduta sul divano ma con il braccino che allungava sempre verso il carrello, io che correvo verso il carrello. Temo che mia madre volesse fare di me un'alcolizzata.
Altro must erano le foto davanti alla torta, sulla tovaglia bianca e tutta ricamata, oltre alla torta c'erano sempre immancabili due bottiglie di liquore (daje), Stock 84 e Amaroequalcosa con due coppie di bicchieri messi ad X. La sequenza è sempre la stessa, foto con candelina accesa, io che spengo, io che prendo un'accetta (è troppo grande per chiamarlo coltello) e faccio finta di tagliare la torta, io che prendo il bicchiere con dentro qualcosa e faccio finta di bere, (allora è vero che volevano alcolizzarmi), foto con parenti. Ho scritto parenti? Volevo dire foto con mia sorella, mia madre e la nonna. I compleanni li festeggiavamo in 4, mio padre era sempre al lavoro, gli altri non ci hanno mai cagati.
Crescendo le mie foto diventano rare, complice una fotogenia pari a zero e l'aver preso possesso della macchina fotografica, motivo per cui la frase che più mi sento dire è "ma qui tu dov'eri?" "Vi stavo scattando la foto, scemi!"
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Listening to: Fleet Foxes - Sun it Rises
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