Domani, sì ci vado domani, è meglio.
Accidenti piove, non mi va di bagnarmi per una commissione che posso fare anche domani, non è urgente, vado domani.
Che mal di pancia, devono esseri stati i peperoni di ieri sera, oddio che dolore, ma io devo ritirare quei certificati, vabbè domani fa lo stesso.
Wow che caldo, che sole cocente, aspetto che si rinfreschi un po' l'aria. Domani, vado domani.
Oggi no, oggi non voglio vedere nessuno, tantomeno quella segretaria che non sa mai un cavolo, mi girano le palle ecco.
Vado a comprare il regalo per il pupo, per quella cosa lì, quelle carte da ritirare, c'è tempo, fino alla fine del mese.
No basta, ho deciso, domani vado, cascasse il mondo, domani prendo il treno e vado.
Cazzo piove, torno a dormire. No, non posso farlo, in fondo son due gocce, mi alzo. E se prendessi il treno successivo? Così dormo un altro po' che non ho chiuso occhio stanotte.
Aaaaaahhhhhhh!!!!
Via, via, via, senza colazione, altrimenti cambio idea.
E io son venuta fin qui per ritirare due fogli del cazzo che hanno stampato al momento e che potevano inviarmi comodamente via e-mail.
E uno ha anche un errore di dati! Domani ritorno e gliene dico quattro.
Domani, sì, domani.
lunedì 21 settembre 2009
venerdì 18 settembre 2009
E figl so piezz 'e core
-Mamma, com'ero a 12 anni?
-Come adesso.
-Dai non scherzare, com'ero?
-Eri così, eri sì una ragazzina ma non eri come le altre ragazzine.
-Ma tu non volevi che fossi come le altre?
-Le altre erano stupidine, tu non sei mai stata una stupidina. Tu sei nata grande.
-Esagerata, mi sa che non ricordi bene.
-Il tuo primo giorno di asilo ti ho accompagnato a scuola, senza fare una piega ti sei seduta al tuo banchetto, intorno a te urla e pianti di bambini che non volevano restare, che si attaccavano alle gambe delle madri. Io ero lì, aspettavo una tua reazione, una parte di me voleva che piangessi, che mi chiamassi. E invece ti sei girata e hai detto: "ma adesso te ne vuoi andare!"
Mi hai spezzato il cuore. E ho capito che la mia bambina era diversa.
-E sì, la mia banca è differente. Non sei obiettiva perché sono tua figlia.
-E allora ti auguro di avere una figlia come te, così capirai cosa significa. Oh come vorrei che tu...
-Ok ciao.
----------------
Listening to: Phoenix - Lisztomania
-Come adesso.
-Dai non scherzare, com'ero?
-Eri così, eri sì una ragazzina ma non eri come le altre ragazzine.
-Ma tu non volevi che fossi come le altre?
-Le altre erano stupidine, tu non sei mai stata una stupidina. Tu sei nata grande.
-Esagerata, mi sa che non ricordi bene.
-Il tuo primo giorno di asilo ti ho accompagnato a scuola, senza fare una piega ti sei seduta al tuo banchetto, intorno a te urla e pianti di bambini che non volevano restare, che si attaccavano alle gambe delle madri. Io ero lì, aspettavo una tua reazione, una parte di me voleva che piangessi, che mi chiamassi. E invece ti sei girata e hai detto: "ma adesso te ne vuoi andare!"
Mi hai spezzato il cuore. E ho capito che la mia bambina era diversa.
-E sì, la mia banca è differente. Non sei obiettiva perché sono tua figlia.
-E allora ti auguro di avere una figlia come te, così capirai cosa significa. Oh come vorrei che tu...
-Ok ciao.
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Listening to: Phoenix - Lisztomania
giovedì 27 agosto 2009
Siediti
Le buone notizie non iniziano mai con questa parola.
«Siediti» mi disse la dottoressa, «i risultati delle analisi non sono buoni, devi farne altri per accertare che non sia quella cosa brutta brutta». E in quella settimana la mia famiglia mi vedeva già orizzontale in una tomba.
«Siediti» mi disse la relatrice della tesi, «l'argomento scelto non va bene, non porta da nessuna parte, bisogna fare tutto daccapo». E trascorsi l'estate tra fotocopie, traduzioni e l'ultimo esame da preparare.
«Siediti» mi ha detto lui, senza guardarmi negli occhi, «non ti posso rinnovare il contratto. C'è la crisi, gli affari non vanno bene». La crisi un par de balle, la verità è un'altra.
E' che non si può dir di no alla conoscente, alla raccomandata di turno.
Fa un po' male sapere che dopo quasi tre anni, in cui mi è stato fatto credere, anzi mi è stato proprio detto, che prima o poi sarebbe arrivato il fatidico "a tempo indeterminato", si viene messi da parte, per far posto ad una collega che non ha ancora capito che se non metti il cartoncino sotto il foglio copiativo, quello che scrivi si ripete all'infinito sulle pagine sottostanti.
Meritocrazia, questa sconosciuta.
«Mi dispiace» mi ha detto. A me no, perché chi ci perde in questa faccenda non sono certo io.
«Siediti» mi disse la dottoressa, «i risultati delle analisi non sono buoni, devi farne altri per accertare che non sia quella cosa brutta brutta». E in quella settimana la mia famiglia mi vedeva già orizzontale in una tomba.
«Siediti» mi disse la relatrice della tesi, «l'argomento scelto non va bene, non porta da nessuna parte, bisogna fare tutto daccapo». E trascorsi l'estate tra fotocopie, traduzioni e l'ultimo esame da preparare.
«Siediti» mi ha detto lui, senza guardarmi negli occhi, «non ti posso rinnovare il contratto. C'è la crisi, gli affari non vanno bene». La crisi un par de balle, la verità è un'altra.
E' che non si può dir di no alla conoscente, alla raccomandata di turno.
Fa un po' male sapere che dopo quasi tre anni, in cui mi è stato fatto credere, anzi mi è stato proprio detto, che prima o poi sarebbe arrivato il fatidico "a tempo indeterminato", si viene messi da parte, per far posto ad una collega che non ha ancora capito che se non metti il cartoncino sotto il foglio copiativo, quello che scrivi si ripete all'infinito sulle pagine sottostanti.
Meritocrazia, questa sconosciuta.
«Mi dispiace» mi ha detto. A me no, perché chi ci perde in questa faccenda non sono certo io.
venerdì 24 luglio 2009
Flashback
Sono due anni che mi chiedo dove l'abbia vista, ha un viso familiare, mi è forse parente e non ne sono a conoscenza? Una signora anziana, di quelle belle cicciotte, va in giro con addosso una tenda, portandosi sempre dietro una caterva di buste. Cosa ci sia dentro è un mistero. Viene quasi tutti i giorni, un abituè, fissata con la pressione. Fa sempre tante domande, ma basta un sorriso per rassicurarla. Oggi ha detto "ho fatto la bidella per tanti anni".
Un flash nella mia mente. Un corridoio lungo e vuoto, una pioggia battente.
Un attimo, un attimo, che succede. Andiamo con calma. Rewind.
Il corridoio è quello della mia scuola elementare, è un giorno di pioggia, uno di quelli in cui si allagano anche le scuole. Nel corridoio ci sono io, sono scesa dal secondo piano per prendere il gessetto in segreteria. Alla fine del corridoio ci sono 4 gradini, io sono ferma, mi preparo per prendere la rincorsa e saltare quei 4 gradini. Con il gessetto stretto in una mano inizio la mia folle corsa, a grandi falcate mi avvicino verso il punto in cui spiccherò il salto.
Sento una voce: "nennè vai chian, ca' se scjulie!" (Ragazzina vai piano che si scivola).
Troppo tardi, sto già volando, fiera di saper saltare così in alto. Punto i piedi per l'atterraggio, appena le scarpe toccano il pavimento qualcosa non va, non aderiscono, scivolo, e mi ritrovo distesa, lunga lunga con la schiena per terra.
Secondi che sembrano un'eternità, lì a terra, bagnata, umiliata e una voce: "io t'ho seva ritt' ca' se scjuliav!" (te l'avevo detto che si scivolava).
Mi volto indietro e c'è una signora, grassoccia, sorridente, che indossa una tenda.
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Listening to: Tristan Prettyman - Hello
Un flash nella mia mente. Un corridoio lungo e vuoto, una pioggia battente.
Un attimo, un attimo, che succede. Andiamo con calma. Rewind.
Il corridoio è quello della mia scuola elementare, è un giorno di pioggia, uno di quelli in cui si allagano anche le scuole. Nel corridoio ci sono io, sono scesa dal secondo piano per prendere il gessetto in segreteria. Alla fine del corridoio ci sono 4 gradini, io sono ferma, mi preparo per prendere la rincorsa e saltare quei 4 gradini. Con il gessetto stretto in una mano inizio la mia folle corsa, a grandi falcate mi avvicino verso il punto in cui spiccherò il salto.
Sento una voce: "nennè vai chian, ca' se scjulie!" (Ragazzina vai piano che si scivola).
Troppo tardi, sto già volando, fiera di saper saltare così in alto. Punto i piedi per l'atterraggio, appena le scarpe toccano il pavimento qualcosa non va, non aderiscono, scivolo, e mi ritrovo distesa, lunga lunga con la schiena per terra.
Secondi che sembrano un'eternità, lì a terra, bagnata, umiliata e una voce: "io t'ho seva ritt' ca' se scjuliav!" (te l'avevo detto che si scivolava).
Mi volto indietro e c'è una signora, grassoccia, sorridente, che indossa una tenda.
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Listening to: Tristan Prettyman - Hello
sabato 18 luglio 2009
Riparazioni
Bionda, occhi azzurri, 11 anni, bocciata in prima media. La devo rimettere in sesto per il prossimo anno scolastico. Si prospetta un'impresa ardua.
Non conosce bene le tabelline, con le moltiplicazioni e divisioni si incarta, sul quaderno scrive senza ordine, fuori rigo, obliquamente.
Con l'italiano non va meglio.
"Sai quali sono gli articoli determinativi e indeterminativi?"
"Boh."
Esercizi con i sinonimi.
"Sai cosa significa sinonimo?" Faccia perplessa.
"Hai mai usato il vocabolario?" "No, io le parole le cerco sul pc."
Eccallà, il pc, l'omicida della grammatica italiana.
"Ma l'alfabeto lo sai?" "Sì, abcdefg..." scemando con la voce. Sorride.
"Adesso prendi questo librone, che si chiama vocabolario, e cerchi le parole che non conosci dell'esercizio". Tutte.
"Vediamo come leggi". Okseilaclassicabambinaprivadellabarraspaziatricecheleggetuttodiunfiatosenzatenercontodellapunteggiaturaeconunespressivitàpariaimessaggipreregistratidellesegreterietelefoniche.
Nota il notebook sul tavolo. Si illumina. "Ma tu cell'hai mssnger?"
Messenger, un altro omicida.
"Eh sì".
"Mi scrivi il tuo indirizzo, dai!"
"Te lo scrivo, ma ti avverto, non lo uso mai" Mica sente, mi ha già lasciato il suo su un fogliettino di carta. Ho avuto l'indirizzo e-mail di un undicenne. Son cose.
"Ma quanto tempo passi davanti al pc?"
"Mmmm tanto, però prima studio" Seeeee, questa mi fa scema.
Avrei voluto domandarle, ma i tuoi genitori non ti controllano? Hai perso un anno e nessuno se ne è accorto che non andavi bene a scuola, e gli insegnati? Dove erano? Perché non sono intervenuti? Sei arrivata in prima media con delle basi debolissime. Cosa possiamo costruire su queste fondamenta?
Ma poi ho capito che avremmo dovuto aprire il vocabolario per cercare la parola fondamenta.
Non conosce bene le tabelline, con le moltiplicazioni e divisioni si incarta, sul quaderno scrive senza ordine, fuori rigo, obliquamente.
Con l'italiano non va meglio.
"Sai quali sono gli articoli determinativi e indeterminativi?"
"Boh."
Esercizi con i sinonimi.
"Sai cosa significa sinonimo?" Faccia perplessa.
"Hai mai usato il vocabolario?" "No, io le parole le cerco sul pc."
Eccallà, il pc, l'omicida della grammatica italiana.
"Ma l'alfabeto lo sai?" "Sì, abcdefg..." scemando con la voce. Sorride.
"Adesso prendi questo librone, che si chiama vocabolario, e cerchi le parole che non conosci dell'esercizio". Tutte.
"Vediamo come leggi". Okseilaclassicabambinaprivadellabarraspaziatricecheleggetuttodiunfiatosenzatenercontodellapunteggiaturaeconunespressivitàpariaimessaggipreregistratidellesegreterietelefoniche.
Nota il notebook sul tavolo. Si illumina. "Ma tu cell'hai mssnger?"
Messenger, un altro omicida.
"Eh sì".
"Mi scrivi il tuo indirizzo, dai!"
"Te lo scrivo, ma ti avverto, non lo uso mai" Mica sente, mi ha già lasciato il suo su un fogliettino di carta. Ho avuto l'indirizzo e-mail di un undicenne. Son cose.
"Ma quanto tempo passi davanti al pc?"
"Mmmm tanto, però prima studio" Seeeee, questa mi fa scema.
Avrei voluto domandarle, ma i tuoi genitori non ti controllano? Hai perso un anno e nessuno se ne è accorto che non andavi bene a scuola, e gli insegnati? Dove erano? Perché non sono intervenuti? Sei arrivata in prima media con delle basi debolissime. Cosa possiamo costruire su queste fondamenta?
Ma poi ho capito che avremmo dovuto aprire il vocabolario per cercare la parola fondamenta.
domenica 5 luglio 2009
Una tipica famiglia italiana
I grandi capi sono fuori, queste le deleghe.
Io: cucinare, lavare i piatti, lavare i panni e stenderli, stirare, rifare i letti, passare l'aspirapolvere, togliere la polvere, lavare i pavimenti, pulire le scale, fare la spesa, innaffiare le piante in casa, pulirle e se possibile dir loro due paroline, innaffiare le piante del giardino, dare un'occhiata anche all'orticello, dar da mangiare ai canarini, controllare che i serramenti siano chiusi quando usciamo, che il garage e il portoncino siano chiusi a chiave, sistemare tutti i capi di abbigliamenti che Lui lascia in giro per la casa. Non dimenticarsi di andare al lavoro.
Lui, detto il principe: buttare la spazzatura. E il primo giorno non l'ha fatto.
Una tipica famiglia italiana.
Io: cucinare, lavare i piatti, lavare i panni e stenderli, stirare, rifare i letti, passare l'aspirapolvere, togliere la polvere, lavare i pavimenti, pulire le scale, fare la spesa, innaffiare le piante in casa, pulirle e se possibile dir loro due paroline, innaffiare le piante del giardino, dare un'occhiata anche all'orticello, dar da mangiare ai canarini, controllare che i serramenti siano chiusi quando usciamo, che il garage e il portoncino siano chiusi a chiave, sistemare tutti i capi di abbigliamenti che Lui lascia in giro per la casa. Non dimenticarsi di andare al lavoro.
Lui, detto il principe: buttare la spazzatura. E il primo giorno non l'ha fatto.
Una tipica famiglia italiana.
giovedì 2 luglio 2009
Ta vuò fa fà 'na foto
Si avvicina la data del compleanno e come ogni anno tiro fuori lo scatolone delle foto.
Apro e inizio a cercare tra i tanti album, piccoli e quadrati, con la copertina arancione o gialla, che contengono foto un po' opache e con i bordi rotondeggianti.
Nella mia prima foto sono nella pancia di mia madre, tiene per mano mia sorella, pronta per andare all'asilo, indossa il grembiulino e stringe a se il cestino di vimini con la merenda. Aspettava con ansia la mia nascita, ma poi rimase delusa nel vedere che ero troppo piccola per poter giocare già con lei.
La fotografa di casa era mia madre, faceva delle foto spettacolari. Adulti senza testa, senza metà corpo, troppo scure, troppo chiare, soggetti con la bocca aperta, occhi chiusi. Aveva l'incapacità di mantenere orizzontale la macchina fotografica, per cui molte foto sono da mal di mare, con noi pendenti come la torre di Pisa.
La posa preferita da mia madre era quella vicino al carrello dei liquori. Ogni famiglia degli anni '80 aveva il carrello dei liquori, anche se astemia come la mia. Il giorno del compleanno mi vestiva caruccia caruccia e mi piazzava di fianco al carrello, rotondo, stracolmo di bottiglie, con la manina appoggiata sopra. E si nota nelle foto la mia espressione interdetta da due, tre e quattrenne, sì, perché la foto veniva ripetuta negli anni, con varianti come la presenza di mia sorella all'altro lato del carrello, seduta sul divano ma con il braccino che allungava sempre verso il carrello, io che correvo verso il carrello. Temo che mia madre volesse fare di me un'alcolizzata.
Altro must erano le foto davanti alla torta, sulla tovaglia bianca e tutta ricamata, oltre alla torta c'erano sempre immancabili due bottiglie di liquore (daje), Stock 84 e Amaroequalcosa con due coppie di bicchieri messi ad X. La sequenza è sempre la stessa, foto con candelina accesa, io che spengo, io che prendo un'accetta (è troppo grande per chiamarlo coltello) e faccio finta di tagliare la torta, io che prendo il bicchiere con dentro qualcosa e faccio finta di bere, (allora è vero che volevano alcolizzarmi), foto con parenti. Ho scritto parenti? Volevo dire foto con mia sorella, mia madre e la nonna. I compleanni li festeggiavamo in 4, mio padre era sempre al lavoro, gli altri non ci hanno mai cagati.
Crescendo le mie foto diventano rare, complice una fotogenia pari a zero e l'aver preso possesso della macchina fotografica, motivo per cui la frase che più mi sento dire è "ma qui tu dov'eri?" "Vi stavo scattando la foto, scemi!"
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Listening to: Fleet Foxes - Sun it Rises
Apro e inizio a cercare tra i tanti album, piccoli e quadrati, con la copertina arancione o gialla, che contengono foto un po' opache e con i bordi rotondeggianti.
Nella mia prima foto sono nella pancia di mia madre, tiene per mano mia sorella, pronta per andare all'asilo, indossa il grembiulino e stringe a se il cestino di vimini con la merenda. Aspettava con ansia la mia nascita, ma poi rimase delusa nel vedere che ero troppo piccola per poter giocare già con lei.
La fotografa di casa era mia madre, faceva delle foto spettacolari. Adulti senza testa, senza metà corpo, troppo scure, troppo chiare, soggetti con la bocca aperta, occhi chiusi. Aveva l'incapacità di mantenere orizzontale la macchina fotografica, per cui molte foto sono da mal di mare, con noi pendenti come la torre di Pisa.
La posa preferita da mia madre era quella vicino al carrello dei liquori. Ogni famiglia degli anni '80 aveva il carrello dei liquori, anche se astemia come la mia. Il giorno del compleanno mi vestiva caruccia caruccia e mi piazzava di fianco al carrello, rotondo, stracolmo di bottiglie, con la manina appoggiata sopra. E si nota nelle foto la mia espressione interdetta da due, tre e quattrenne, sì, perché la foto veniva ripetuta negli anni, con varianti come la presenza di mia sorella all'altro lato del carrello, seduta sul divano ma con il braccino che allungava sempre verso il carrello, io che correvo verso il carrello. Temo che mia madre volesse fare di me un'alcolizzata.
Altro must erano le foto davanti alla torta, sulla tovaglia bianca e tutta ricamata, oltre alla torta c'erano sempre immancabili due bottiglie di liquore (daje), Stock 84 e Amaroequalcosa con due coppie di bicchieri messi ad X. La sequenza è sempre la stessa, foto con candelina accesa, io che spengo, io che prendo un'accetta (è troppo grande per chiamarlo coltello) e faccio finta di tagliare la torta, io che prendo il bicchiere con dentro qualcosa e faccio finta di bere, (allora è vero che volevano alcolizzarmi), foto con parenti. Ho scritto parenti? Volevo dire foto con mia sorella, mia madre e la nonna. I compleanni li festeggiavamo in 4, mio padre era sempre al lavoro, gli altri non ci hanno mai cagati.
Crescendo le mie foto diventano rare, complice una fotogenia pari a zero e l'aver preso possesso della macchina fotografica, motivo per cui la frase che più mi sento dire è "ma qui tu dov'eri?" "Vi stavo scattando la foto, scemi!"
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Listening to: Fleet Foxes - Sun it Rises
martedì 23 giugno 2009
Piange il telefono
Con il telefono non ho un buon rapporto. Venerato in quanto oggetto tecnologico ma poco usato. Alla parola telefono associo le parole emergenza, sciagura, imprevisto.
Principale uso del telefono: chiamare i vigili urbani per questioni inerenti l'igiene urbana, chiamare i vigili del fuoco quando si vedono colonnoni di fumo nero in lontananza, chiamare i carabinieri perchè qualcuno si è schiantato con l'auto sul palo della luce.
Poi ci sono le chiamate di "servizio", quelle che durano al massimo 10 secondi, "faccio tardi" "vienimi a prendere alla stazione" "ci vediamo al solito posto"e "c'è il prosciutto cotto in offerta prendo quello?" sono le più gettonate.
Queste per le telefonate in uscita, per quelle in entrata so esattamente chi è e cosa vogliono a seconda dell'orario della chiamata.
Se la telefonata arriva prima delle 8:00 o dopo le 23:00 è morto qualcuno, ma ultimamente si è aggiunta l'opzione "faccio tardi al lavoro".
Tra le 8:00 e le 12:00 è mia sorella che vuole qualcosa, o è la badante della nonna che vuole qualcosa. Alla fine è sempre qualcuno che chiede qualcosa.
Tra le 12:00 e le 15:00 c'è il dominio incontrastato di Infostrada, Tele2, Telecom, Fastweb e compagnia bella.
Dopo questo orario, il buio.
Lo stare attaccati alla cornetta per ore è uno sport estremo per il quale non sono allenata, mi distraggo, faccio altro, perdo intere parti del discorso e dico sempre "sì, hai ragione" anche quando mi vengono poste delle domande. E non capisco mai una mazza di quello che dicono, le parole si accavallano una sull'altra, vengo sommersa da un fiume di suoni che non comprendo, quando riesco a riprendere il senso del discorso scopro che si sta parlando del tempo. Sono in questi momenti che vorrei tanto una lametta. Per tagliare il filo.
Dopo aver scritto tutto questo, l'idea di comprare un cellulare nuovo mi è quasi passata.
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Listening to: The Shins - Spilt Needles
Principale uso del telefono: chiamare i vigili urbani per questioni inerenti l'igiene urbana, chiamare i vigili del fuoco quando si vedono colonnoni di fumo nero in lontananza, chiamare i carabinieri perchè qualcuno si è schiantato con l'auto sul palo della luce.
Poi ci sono le chiamate di "servizio", quelle che durano al massimo 10 secondi, "faccio tardi" "vienimi a prendere alla stazione" "ci vediamo al solito posto"e "c'è il prosciutto cotto in offerta prendo quello?" sono le più gettonate.
Queste per le telefonate in uscita, per quelle in entrata so esattamente chi è e cosa vogliono a seconda dell'orario della chiamata.
Se la telefonata arriva prima delle 8:00 o dopo le 23:00 è morto qualcuno, ma ultimamente si è aggiunta l'opzione "faccio tardi al lavoro".
Tra le 8:00 e le 12:00 è mia sorella che vuole qualcosa, o è la badante della nonna che vuole qualcosa. Alla fine è sempre qualcuno che chiede qualcosa.
Tra le 12:00 e le 15:00 c'è il dominio incontrastato di Infostrada, Tele2, Telecom, Fastweb e compagnia bella.
Dopo questo orario, il buio.
Lo stare attaccati alla cornetta per ore è uno sport estremo per il quale non sono allenata, mi distraggo, faccio altro, perdo intere parti del discorso e dico sempre "sì, hai ragione" anche quando mi vengono poste delle domande. E non capisco mai una mazza di quello che dicono, le parole si accavallano una sull'altra, vengo sommersa da un fiume di suoni che non comprendo, quando riesco a riprendere il senso del discorso scopro che si sta parlando del tempo. Sono in questi momenti che vorrei tanto una lametta. Per tagliare il filo.
Dopo aver scritto tutto questo, l'idea di comprare un cellulare nuovo mi è quasi passata.
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Listening to: The Shins - Spilt Needles
martedì 16 giugno 2009
KMnO4
KMnO4 è la formula bruta (si dice così) del permanganato di potassio.
Che palle una lezione di chimica!
Niente paura, è solo per spiegare il titolo del tumblr (e mo' mi facevo mancare il tumblr).
Titolo: permanganato di potassio. Sottotitolo: in attesa del punto di viraggio.
Il KMnO4 è un forte agente ossidante e si usa per titolazioni red-ox, ovvero per determinare la concentrazione di altri composti, come il perossido di idrogeno per esempio. Nel procedimento pratico il permanganato viene posto in una buretta, un tubo di vetro graduato, mentre la sostanza da titolare è posta sotto questa in un becher. Domande? Tutto chiaro?
La titolazione inizia facendo cadere goccia a goccia il permanganato nella soluzione sottostante e si prosegue così, piano piano, goccia a goccia, finchè la soluzione da incolore possa ad un rosa pallido. E' un attimo, basta una sola goccia in più e la titolazione non è precisa, il colore non è quello giusto. Quando la soluzione è un rosa pallido abbiamo il punto di viraggio.
Ok ci siamo sorbiti il pippone di chimica e ora?
Ho la sensazione di vivere in una grande titolazione, aspettiamo la goccia che dia il punto di viraggio, il cambiamento come evento positivo, lo desideriamo così ardentemente che a volte sbagliamo e dobbiamo ricominciare daccapo.
Nel frattempo che aspetto metto nero su bianco tutto quello che mi passa nella testa, lascio sfogare i miei neuroni così, briglie sciolte.
Piaciuta la lezione?
Che palle una lezione di chimica!
Niente paura, è solo per spiegare il titolo del tumblr (e mo' mi facevo mancare il tumblr).
Titolo: permanganato di potassio. Sottotitolo: in attesa del punto di viraggio.
Il KMnO4 è un forte agente ossidante e si usa per titolazioni red-ox, ovvero per determinare la concentrazione di altri composti, come il perossido di idrogeno per esempio. Nel procedimento pratico il permanganato viene posto in una buretta, un tubo di vetro graduato, mentre la sostanza da titolare è posta sotto questa in un becher. Domande? Tutto chiaro?
La titolazione inizia facendo cadere goccia a goccia il permanganato nella soluzione sottostante e si prosegue così, piano piano, goccia a goccia, finchè la soluzione da incolore possa ad un rosa pallido. E' un attimo, basta una sola goccia in più e la titolazione non è precisa, il colore non è quello giusto. Quando la soluzione è un rosa pallido abbiamo il punto di viraggio.
Ok ci siamo sorbiti il pippone di chimica e ora?
Ho la sensazione di vivere in una grande titolazione, aspettiamo la goccia che dia il punto di viraggio, il cambiamento come evento positivo, lo desideriamo così ardentemente che a volte sbagliamo e dobbiamo ricominciare daccapo.
Nel frattempo che aspetto metto nero su bianco tutto quello che mi passa nella testa, lascio sfogare i miei neuroni così, briglie sciolte.
Piaciuta la lezione?
giovedì 11 giugno 2009
Ho rischiato di nascere rossa
E con il nome che ho, la mia vita sarebbe stata un inferno.
Ma poi ci ha pensato Gigi D'Alessio a rovinarmela
Ma poi ci ha pensato Gigi D'Alessio a rovinarmela
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