A 4 anni mi ustionai entrambe le mani con acqua bollente (non fu colpa mia) e non versai una lacrima. Niente.
A quasi 30 ho frignato in intera notte per una banalissima infezione all'alluce. Testimoni giurano di aver visto lacrime. Io negherò in eterno.
Devono essere gli ormoni.
lunedì 27 settembre 2010
mercoledì 22 settembre 2010
The Event - Pilot
Fossi nei panni degli sceneggiatori e produttori di The Event toccherei ferro, corni e parti care del corpo. Essere etichettati come eredi di Lost non porta per niente bene. Qualche vittima della maledizione: FlashForward, Jericho, Heroes (4 stagioni, sì, ma orrende) e qualcun altro che sicuramente dimentico.
Il pilot è abbastanza confusionario, quanto basta per dire "però figo!".
Se non avete visto l'episodio non continuate a leggere, se leggete e poi vi lamentate "ma hai spoilerato tutto" siete proprio dei baccalà!
Sean e Leila sono due fidanzati in crociera ai Caraibi, improvvisamente Leila scompare dalla faccia della terra, puff, evaporizzata, (non è che facciano vedere, puff, e lei che scompare, da qualche parte deve pur essere). Sean prova a cercarla ma gli ufficiali di bordo non hanno nessuna traccia della presenza dei due sulla nave. Nessuna prenotazione, nessuna cabina, niente di niente, per loro non esistono, come sei salito qua sopra, eh teppistello? Inizia la fuga e dopo poco troviamo Sean su un aereo, con una pistola in pugno che vuole entrare in cabina di pilotaggio. È uscito pazzo Sean?
Oltre a Sean c'è il presidente degli Stati Uniti alle prese con dei detenuti in Alaska tenuti segreti dalla CIA, detenuti guidati da Sophia Maguire che sembra sappia qualcosa che possa cambiare le sorti dell'intera umanità ma che poi, temo, si rivelerà essere nel corso delle puntate un'emerita stronzata (è scientificamente provato dalla storia delle trame dei telefilm).
Il presidente, Sean e Sophia vengono tutti collegati quando l'aereo su cui viaggia Sean punta dritto dritto verso il luogo in cui il Presidente sta per fare un'importante conferenza stampa, aereo guidato nientepopodimenoche dal padre di Leila! Beautiful!!!
Ma succede che l'aereo, come Leila, fa puff e scompare nel nulla davanti agli occhi increduli dei presenti. E così la leader dei detenuti, Sophia, se ne esce con "oh oh, mi sa che devo dirvi qualcosina, ma ve lo dico piano piano in 23 episodi, se non ci segano prima".
Io ora ho messo in ordine la storia perché in realtà è tutta scombinata, inizia con Sean sull'aereo, poi in crociera, poi i carcerati liberi, poi di nuovo sull'aereo, poi i carcerati in carcere, poi a casa, io un po' mi sono persa nei continui 3 mesi prima, 2 settimane prima, 1 giorno prima, riuscire a ordinare la storia dal punto di vista temporale nella testa è stato abbastanza faticoso. Speriamo che l'abuso dei flashback venga notevolmente ridotto nelle prossime puntate che una cosa così è ingestibile.
Gli attori: mi sembrano tutti degni di essere definiti tali, bene Sean interpretato da Jason Ritter, figlio di John, un po' insipido ma può starci. Finalmente Laura Innes, il ritorno, la mitica dottoressa Weaver di ER, nei panni della misteriosa Sophie. Curiosità, la moglie del presidente degli Stati Uniti è interpretata da Lisa Vidal che in ER era la compagna pompiera della Weaver. Intrecci telefilmici.
C'è poi Scott Petterson, il burbero Luke di Una mamma per amica che interpreta il padre-kamikaze di Leila, Željko Ivanek capo della CIA, un grande, mi mette i brividi solo a guardarlo, (se la prima stagione di Damages è la migliore è anche per merito suo) e infine Blair Underwood che interpreta il presidente, di origini cubane, sì è proprio un telefilm sci-fi.
Nel complesso un pilot sufficiente, vedremo in seguito come si svilupperà. Però, basta chiamare in causa sempre Lost.
Il pilot è abbastanza confusionario, quanto basta per dire "però figo!".
Se non avete visto l'episodio non continuate a leggere, se leggete e poi vi lamentate "ma hai spoilerato tutto" siete proprio dei baccalà!
Sean e Leila sono due fidanzati in crociera ai Caraibi, improvvisamente Leila scompare dalla faccia della terra, puff, evaporizzata, (non è che facciano vedere, puff, e lei che scompare, da qualche parte deve pur essere). Sean prova a cercarla ma gli ufficiali di bordo non hanno nessuna traccia della presenza dei due sulla nave. Nessuna prenotazione, nessuna cabina, niente di niente, per loro non esistono, come sei salito qua sopra, eh teppistello? Inizia la fuga e dopo poco troviamo Sean su un aereo, con una pistola in pugno che vuole entrare in cabina di pilotaggio. È uscito pazzo Sean?
Oltre a Sean c'è il presidente degli Stati Uniti alle prese con dei detenuti in Alaska tenuti segreti dalla CIA, detenuti guidati da Sophia Maguire che sembra sappia qualcosa che possa cambiare le sorti dell'intera umanità ma che poi, temo, si rivelerà essere nel corso delle puntate un'emerita stronzata (è scientificamente provato dalla storia delle trame dei telefilm).
Il presidente, Sean e Sophia vengono tutti collegati quando l'aereo su cui viaggia Sean punta dritto dritto verso il luogo in cui il Presidente sta per fare un'importante conferenza stampa, aereo guidato nientepopodimenoche dal padre di Leila! Beautiful!!!
Ma succede che l'aereo, come Leila, fa puff e scompare nel nulla davanti agli occhi increduli dei presenti. E così la leader dei detenuti, Sophia, se ne esce con "oh oh, mi sa che devo dirvi qualcosina, ma ve lo dico piano piano in 23 episodi, se non ci segano prima".
Io ora ho messo in ordine la storia perché in realtà è tutta scombinata, inizia con Sean sull'aereo, poi in crociera, poi i carcerati liberi, poi di nuovo sull'aereo, poi i carcerati in carcere, poi a casa, io un po' mi sono persa nei continui 3 mesi prima, 2 settimane prima, 1 giorno prima, riuscire a ordinare la storia dal punto di vista temporale nella testa è stato abbastanza faticoso. Speriamo che l'abuso dei flashback venga notevolmente ridotto nelle prossime puntate che una cosa così è ingestibile.
Gli attori: mi sembrano tutti degni di essere definiti tali, bene Sean interpretato da Jason Ritter, figlio di John, un po' insipido ma può starci. Finalmente Laura Innes, il ritorno, la mitica dottoressa Weaver di ER, nei panni della misteriosa Sophie. Curiosità, la moglie del presidente degli Stati Uniti è interpretata da Lisa Vidal che in ER era la compagna pompiera della Weaver. Intrecci telefilmici.
C'è poi Scott Petterson, il burbero Luke di Una mamma per amica che interpreta il padre-kamikaze di Leila, Željko Ivanek capo della CIA, un grande, mi mette i brividi solo a guardarlo, (se la prima stagione di Damages è la migliore è anche per merito suo) e infine Blair Underwood che interpreta il presidente, di origini cubane, sì è proprio un telefilm sci-fi.
Nel complesso un pilot sufficiente, vedremo in seguito come si svilupperà. Però, basta chiamare in causa sempre Lost.
martedì 21 settembre 2010
The Real L Word Parody
Decisamente più divertente dell'originale.
Il cane pupazzo è meraviglioso.
Prodotto da Autostraddle.
sabato 11 settembre 2010
Songs with city names in the title
Quando uno non ha un cazzo da fare.
In realtà quando non riesco a dormire invece di contare le percore faccio liste, questa è una delle tante e mi piaceva così tanto che ho voluto farne una mappa.
Canzoni che nel titolo hanno il nome di una città, ho preso in considerazione solo le città, non le nazioni, i continenti o i quartieri. Forse in seguito.
Solo canzoni che piacciono a me, quindi solo canzoni belle, proprio non me la sono sentita di inserire Firenze Santa Maria Novella di Pupo o London bridge di Fergie. No.
La mappa è in work in progress e non è completa, mi mancano completamente l'Africa e l'Oceania. Difficile che riesca a trovare qualcosa. Si accettano suggerimenti.
New York la fa da padrona, Parigi e Berlino si difendono bene. Delusione Londra.
In ogni segnaposto c'è il link a YouTube, quindi i brani si possono anche ascoltare.
Ed ecco la mappa!
Visualizza Songs with city names in the title in una mappa di dimensioni maggiori
In realtà quando non riesco a dormire invece di contare le percore faccio liste, questa è una delle tante e mi piaceva così tanto che ho voluto farne una mappa.
Canzoni che nel titolo hanno il nome di una città, ho preso in considerazione solo le città, non le nazioni, i continenti o i quartieri. Forse in seguito.
Solo canzoni che piacciono a me, quindi solo canzoni belle, proprio non me la sono sentita di inserire Firenze Santa Maria Novella di Pupo o London bridge di Fergie. No.
La mappa è in work in progress e non è completa, mi mancano completamente l'Africa e l'Oceania. Difficile che riesca a trovare qualcosa. Si accettano suggerimenti.
New York la fa da padrona, Parigi e Berlino si difendono bene. Delusione Londra.
In ogni segnaposto c'è il link a YouTube, quindi i brani si possono anche ascoltare.
Ed ecco la mappa!
Visualizza Songs with city names in the title in una mappa di dimensioni maggiori
giovedì 2 settembre 2010
So 90's
Tumblr mi ha ispirato. Leggendo il post di una Una voce a caso sulle sue 100 canzoni degli ani '90 sono partiti random nella mia testa i ricordi di quegli anni, legati in un modo o nell'altro alla musica. Leggevo la lista, ricordavo e sorridevo da sola.
Le audiocassette, tante, da 60, 90 minuti, vergini, per poter creare le compilation con i brani preferiti. Scartavo il cellophane, giravo con il ditino la rotellina del nastro fino a posizionarlo nel punto giusto per iniziare la registrazione e aspettavo che per radio passasse la canzone che mi piaceva. E così avevo tutte cassette con canzone monche, che iniziavano con 10 secondi di ritardo e finivano con "e ben tornat" "abbiamo ascolt".
Il primo Hi-Fi, con l'equalizzatore a 3 bande, doppio vano cassette, e il lettore Cd. Non avevamo ancora Cd in casa così andammo a pescare nella sterminata discografia di mio zio che spaziava da Carmelo Zappulla a Nino D'Angelo. Fu così che le prime note emesse dalle nostre nuove casse furono quelle di "Nu jeans e na maglietta".
Le prime Boy-band, i Take That, la domanda d'obbligo: "quali dei Take That ti piace?" Io non li sapevo distinguere e non è che mi interessassero molto, ma era obbligatorio avere il preferito e siccome i più belli se li erano già scelti a me toccò il cicciobombo.
I compiti a casa delle amiche, all'improvviso nel bel mezzo dello svolgimento di un equazione partiva "What is love baby don't hurt me, don't hurt me, no more" tutte si alzavano e ballavano al centro della stanza. Erano i momenti in cui avrei preferito morire, io tronco nacqui e i tronchi non ballano, al massimo ciondolano.
La prima volta che ho fatto ascoltare un brano che mi piaceva molto ad una amica, era "Worlds outside" di Chris Botti. Lei mi guardò con aria schifata e fermò il nastro. "Ora ascoltiamo quello che dico io" disse. Ci rimasi di merda. Anni dopo mi sono vendicata rivelando ai suoi amici che darkettona-alternativa era stata una grande fan dei Take That. Quando lo seppe mi minacciò di morte. Sì, era pazza.
La sera d'estate in cui ho ascoltato una canzone che mi ipnotizzò per 5 minuti e 08 secondi. Solo qualche tempo dopo scoprii che quel brano era Unfinished Symphathy e che quelli erano i Massive Attack.
L'anno in cui in casa arrivò mio cognato, molto più grande di me e con un bagaglio musicale tutto nuovo, divenne una sorta di fratello maggiore, mi fece conoscere Springsteen, i Dire Straits, i Pink Floyd, gli U2, i Simple Minds, i Litfiba e gli Spyro Gyra (chi?). Se per caso a metà degli anni '90 avete incrociato una Uno bianca con musica jazz fusion a tutto volume sappiate che eravamo noi.
Il giorno in cui ho comprato una rivista musicale "seria", tornai a casa tutta contenta, mia madre chiese "hai preso un bel voto?" "No", risposi "ho trovato un giornale che mi piace". Roteò gli occhi "Ti accontenti di così poco", disse e tornò a lavare le scale. Era Musica rock & altro, il supplemento di Repubblica, era una bella giornata di sole ed era il 14 maggio 1998.
Quando al mio compleanno un amico mi regalò l'intera discografia dei Nirvana, il giorno dopo mi chiese se mi fosse piaciuta io gli dissi di sì, ma mentii, non avevo ascoltato nulla perché c'avevo sonno e mi addormentai. Non l'avessi mai fatto, iniziò tutto un discorso filosofico sui Nirvana che affrontai annuendo e ripetendo "sì certo, l'alienazione, la rabbia, come no, mmmm, concordo". Non mi sono mai sentita così scema.
E poi di nuovo le boy-band, le Spice, i Backstreet e no grazie, passo.
Le audiocassette, tante, da 60, 90 minuti, vergini, per poter creare le compilation con i brani preferiti. Scartavo il cellophane, giravo con il ditino la rotellina del nastro fino a posizionarlo nel punto giusto per iniziare la registrazione e aspettavo che per radio passasse la canzone che mi piaceva. E così avevo tutte cassette con canzone monche, che iniziavano con 10 secondi di ritardo e finivano con "e ben tornat" "abbiamo ascolt".
Il primo Hi-Fi, con l'equalizzatore a 3 bande, doppio vano cassette, e il lettore Cd. Non avevamo ancora Cd in casa così andammo a pescare nella sterminata discografia di mio zio che spaziava da Carmelo Zappulla a Nino D'Angelo. Fu così che le prime note emesse dalle nostre nuove casse furono quelle di "Nu jeans e na maglietta".
Le prime Boy-band, i Take That, la domanda d'obbligo: "quali dei Take That ti piace?" Io non li sapevo distinguere e non è che mi interessassero molto, ma era obbligatorio avere il preferito e siccome i più belli se li erano già scelti a me toccò il cicciobombo.
I compiti a casa delle amiche, all'improvviso nel bel mezzo dello svolgimento di un equazione partiva "What is love baby don't hurt me, don't hurt me, no more" tutte si alzavano e ballavano al centro della stanza. Erano i momenti in cui avrei preferito morire, io tronco nacqui e i tronchi non ballano, al massimo ciondolano.
La prima volta che ho fatto ascoltare un brano che mi piaceva molto ad una amica, era "Worlds outside" di Chris Botti. Lei mi guardò con aria schifata e fermò il nastro. "Ora ascoltiamo quello che dico io" disse. Ci rimasi di merda. Anni dopo mi sono vendicata rivelando ai suoi amici che darkettona-alternativa era stata una grande fan dei Take That. Quando lo seppe mi minacciò di morte. Sì, era pazza.
La sera d'estate in cui ho ascoltato una canzone che mi ipnotizzò per 5 minuti e 08 secondi. Solo qualche tempo dopo scoprii che quel brano era Unfinished Symphathy e che quelli erano i Massive Attack.
L'anno in cui in casa arrivò mio cognato, molto più grande di me e con un bagaglio musicale tutto nuovo, divenne una sorta di fratello maggiore, mi fece conoscere Springsteen, i Dire Straits, i Pink Floyd, gli U2, i Simple Minds, i Litfiba e gli Spyro Gyra (chi?). Se per caso a metà degli anni '90 avete incrociato una Uno bianca con musica jazz fusion a tutto volume sappiate che eravamo noi.
Il giorno in cui ho comprato una rivista musicale "seria", tornai a casa tutta contenta, mia madre chiese "hai preso un bel voto?" "No", risposi "ho trovato un giornale che mi piace". Roteò gli occhi "Ti accontenti di così poco", disse e tornò a lavare le scale. Era Musica rock & altro, il supplemento di Repubblica, era una bella giornata di sole ed era il 14 maggio 1998.
Quando al mio compleanno un amico mi regalò l'intera discografia dei Nirvana, il giorno dopo mi chiese se mi fosse piaciuta io gli dissi di sì, ma mentii, non avevo ascoltato nulla perché c'avevo sonno e mi addormentai. Non l'avessi mai fatto, iniziò tutto un discorso filosofico sui Nirvana che affrontai annuendo e ripetendo "sì certo, l'alienazione, la rabbia, come no, mmmm, concordo". Non mi sono mai sentita così scema.
E poi di nuovo le boy-band, le Spice, i Backstreet e no grazie, passo.
domenica 22 agosto 2010
On air: Lissie
Ascoltare un album di esordio è come assaggiare una pietanza nuova e scoprirne gli ingredienti.
In Catching a Tiger primo disco di Lissie, al secolo Elisabeth Maurus, si sente subito il suono pop-rock anni 70 dei Fleetwood Mac, della Steve Miller Band, degli America ma anche dei Pretenders, il pop-country di Shania Twain, di Jewel (eterna promessa del pop caduta nel dimenticatoio, sembra che canti nei rodei) di Sheryl Crow. D'altronde non c'è scampo, se suoni la chitarra sarai paragonata alla Crow, se suoni il pianio ti tocca Tori Amos come modello, non ci sono molte alternative.
Con ascolti successivi ho rilevato anche un po' di Simon and Garfunkel, dei Cranberries e giuro in 5 secondi di un brano mi è parso di sentire Fiona Apple (sento le Fione Apple nelle canzoni io).
Un disco pop. Strano, ce ne sono così pochi ultimamente in giro. Non sarà una pietra miliare, non cambierà il corso della musica ma lascierà qualche motivetto in testa.
Pitchfork gli ha dato come voto 5.4. Una garanzia, vuol dire che è qualcosa di ascoltabile.
Lissie si prodiga anche in cover, per la prima volta ho ascoltato per intero e apprezzato una canzone di Lady Gaga.
Rah rah ah-ah-ah!
Ro mah ro-mah-mah
Gaga Ooh-la-la!
Want your bad romance
Oh cazzo! E adesso come faccio a togliermela dalla testa.
In Catching a Tiger primo disco di Lissie, al secolo Elisabeth Maurus, si sente subito il suono pop-rock anni 70 dei Fleetwood Mac, della Steve Miller Band, degli America ma anche dei Pretenders, il pop-country di Shania Twain, di Jewel (eterna promessa del pop caduta nel dimenticatoio, sembra che canti nei rodei) di Sheryl Crow. D'altronde non c'è scampo, se suoni la chitarra sarai paragonata alla Crow, se suoni il pianio ti tocca Tori Amos come modello, non ci sono molte alternative.
Con ascolti successivi ho rilevato anche un po' di Simon and Garfunkel, dei Cranberries e giuro in 5 secondi di un brano mi è parso di sentire Fiona Apple (sento le Fione Apple nelle canzoni io).
Un disco pop. Strano, ce ne sono così pochi ultimamente in giro. Non sarà una pietra miliare, non cambierà il corso della musica ma lascierà qualche motivetto in testa.
Pitchfork gli ha dato come voto 5.4. Una garanzia, vuol dire che è qualcosa di ascoltabile.
Lissie si prodiga anche in cover, per la prima volta ho ascoltato per intero e apprezzato una canzone di Lady Gaga.
Rah rah ah-ah-ah!
Ro mah ro-mah-mah
Gaga Ooh-la-la!
Want your bad romance
Oh cazzo! E adesso come faccio a togliermela dalla testa.
martedì 22 giugno 2010
The real, ma proprio real eh, L world.
Premetto. L'ho visto a puro scopo informativo, un po' come guardare un documentario sulla foca monaca di SuperQuark e credo che tra i due programmi sia la foca a dare più soddisfazione.
Mi è sorta una domanda durante la visione: perché?
E anche alla fine mi è sorta una domanda: perché?
Dopo dieci minuti di tatuaggi a go-go, gente figa in posti fighi e timidi sfioramenti di mani mi aspettavo l'entrata in scena di Maria De Filippi "e allova vagazza tutta tatuata, quale di queste sgualdvinelle scegli pev la pvossima estevna?" Perché è uomini e donne giusto? O meglio quei bei servizi esterni di uomini e donne. Il punto trash più alto del pomeriggio televisivo. Uso come parametro di giudizio la tv italiana ma in America ci campano da anni con programmi del genere.
Quindi c'è questa ragazza, il Costantino di Sunset Boulevard, che compie stragi di cuori, gente che piange, chi si strappa i capelli, chi si butta sotto un autobus, ok ho esagerato ma ciò rende l'idea.
Poi c'è la coppia, una è uscita direttamente da "La morte ti fa bella", impressionante, avrà minimo 50 anni, ben tirati direi, l'altra invece è la vittima sacrificale, perché è da lei che ricava il sangue per poter sopravvivere. Tutte e due belle, ricche, fashion e false come una moneta da 5 euro. Durante la scena in cui cercano vestiti de marca con i loro sfavillanti Mac ho avuto l'istinto di sbattere violentemente la loro testa ripetutamente sulla tastiera.
Ci sono poi: una tizia che lavora nel mondo della moda che urla e dice parolacce per far vedere che è una tosta; una sorta di biancaneve con 3 nani al seguito, non suoi ma di una che vuole vendere la sua mercanzia al miglior offerente. E poi c'è lei, la tamarra di turno, una dei quartieri, chewin-gum, minigonna, trucco bello pesante, tono di voce abbondantemente sopra la media. La tamarra fa baldoria fino alle 2 del mattino poi torna dalla fidanzata, n'altra bella baldracca, che l'accoglie a braccia aperte. Ma due calci a gamba tesa ai fianchi, che fanno veramente male, no?
Che brutta immagine, che tristezza. A chi e a cosa serve tutto ciò, alle carampane orfane di The L word? Alla Chaiken che deve pur campare in qualche modo? Sì però Ilé per quanto tempo vuò spremmere 'stu limon! (trad: per quanto tempo vuoi spremere il limone).
Mi è sorta una domanda durante la visione: perché?
E anche alla fine mi è sorta una domanda: perché?
Dopo dieci minuti di tatuaggi a go-go, gente figa in posti fighi e timidi sfioramenti di mani mi aspettavo l'entrata in scena di Maria De Filippi "e allova vagazza tutta tatuata, quale di queste sgualdvinelle scegli pev la pvossima estevna?" Perché è uomini e donne giusto? O meglio quei bei servizi esterni di uomini e donne. Il punto trash più alto del pomeriggio televisivo. Uso come parametro di giudizio la tv italiana ma in America ci campano da anni con programmi del genere.
Quindi c'è questa ragazza, il Costantino di Sunset Boulevard, che compie stragi di cuori, gente che piange, chi si strappa i capelli, chi si butta sotto un autobus, ok ho esagerato ma ciò rende l'idea.
Poi c'è la coppia, una è uscita direttamente da "La morte ti fa bella", impressionante, avrà minimo 50 anni, ben tirati direi, l'altra invece è la vittima sacrificale, perché è da lei che ricava il sangue per poter sopravvivere. Tutte e due belle, ricche, fashion e false come una moneta da 5 euro. Durante la scena in cui cercano vestiti de marca con i loro sfavillanti Mac ho avuto l'istinto di sbattere violentemente la loro testa ripetutamente sulla tastiera.
Ci sono poi: una tizia che lavora nel mondo della moda che urla e dice parolacce per far vedere che è una tosta; una sorta di biancaneve con 3 nani al seguito, non suoi ma di una che vuole vendere la sua mercanzia al miglior offerente. E poi c'è lei, la tamarra di turno, una dei quartieri, chewin-gum, minigonna, trucco bello pesante, tono di voce abbondantemente sopra la media. La tamarra fa baldoria fino alle 2 del mattino poi torna dalla fidanzata, n'altra bella baldracca, che l'accoglie a braccia aperte. Ma due calci a gamba tesa ai fianchi, che fanno veramente male, no?
Che brutta immagine, che tristezza. A chi e a cosa serve tutto ciò, alle carampane orfane di The L word? Alla Chaiken che deve pur campare in qualche modo? Sì però Ilé per quanto tempo vuò spremmere 'stu limon! (trad: per quanto tempo vuoi spremere il limone).
giovedì 17 giugno 2010
Tempo di recuperi: Damages
Immagini in rewind, din, vapore dei tombini newyorkesi, din, una bandiera americana, din, la porta di un hotel, din, zoom, din, porta di un ascensore, din, zoom, din, zoom, din, la porta si apre e...
Così inizia Damages uno dei telefilm più acclamati degli ultimi anni e che, mea culpa, ho visto in tremendo ritardo.
Finita di vedere la prima stagione il primo pensiero è stato "ed io ho perso il mio tempo guardando quella zozzima di Flashforward! (Il mio obiettivo è quello di parlare sempre, ovunque e comunque male di Flashforward).
Damages è un legal thriller, ci sono avvocati ma ci sono anche intrighi, omicidi, doppi-giochi, tripli-giochi, misteri e chi più ne ha ne metta.
Questo telefilm riesce a far rimanere lo spettatore incollato alla schermo grazie all'uso geniale dei flashback e dei flashforward, inizia mostrando il presente, una ragazza nei guai ma non viene svelato il perché, tutto è molto vago, confuso, allora si salta a 6 mesi prima per conoscere la storia di Ellen Parsons e perché è rinchiusa in un carcere. E si procede così avanti e indietro, il presente che dà solo alcuni indizi su ciò che è successo e il passato che cerca di mettere ordine.
Protagonista assoluta è Glenn Close che interpreta l'avvocato Patty Hewes o meglio lo squalo Patty Hewes, il diavolo Patty Hewes, perchè Patty Hewes è il male, quel male che dice "cara puoi sempre contare su di me" ma poi ficca un paio di coltelli nella schiena. Non sapremo mai cosa passa nella testa di Patty e non sapremo mai fino a che punto può spingersi.
Nelle rete di Patty Hewes cade la giovane avvocatessa Ellen Parsons, che proprio a causa del "diavolo" si ritrova coinvolta in qualcosa di molto più grande di lei.
Punto di forza del telefilm sono gli attori, tutti bravi, Glenn Close primeggia, 2 emmys e un Golden Globe ne sono la prova. Regia e sceneggiatura superbe, alla fine di ogni episodio c'è sempre una svolta inattesa, a volte depistattrice che spinge lo spettatore a voler vedere subito l'episodio successivo, infatti era dai tempi d'oro di Lost che non vedevo 4-5 episodi di una serie di seguito.
Punti deboli invece sono l'ampio spazio dedicato a monotone conversazione nei parchi con l'improbabile accompagnamento di cani, Ted Danson che se non mangia, beve e se non beve è perennemente al cellulare, l'uso smoderato della parola bullshit e di liquori, (ma che fegato avranno gli ammerigani?)
E poi ha una bellissima sigla e chi inizia bene...
Così inizia Damages uno dei telefilm più acclamati degli ultimi anni e che, mea culpa, ho visto in tremendo ritardo.
Finita di vedere la prima stagione il primo pensiero è stato "ed io ho perso il mio tempo guardando quella zozzima di Flashforward! (Il mio obiettivo è quello di parlare sempre, ovunque e comunque male di Flashforward).
Damages è un legal thriller, ci sono avvocati ma ci sono anche intrighi, omicidi, doppi-giochi, tripli-giochi, misteri e chi più ne ha ne metta.
Questo telefilm riesce a far rimanere lo spettatore incollato alla schermo grazie all'uso geniale dei flashback e dei flashforward, inizia mostrando il presente, una ragazza nei guai ma non viene svelato il perché, tutto è molto vago, confuso, allora si salta a 6 mesi prima per conoscere la storia di Ellen Parsons e perché è rinchiusa in un carcere. E si procede così avanti e indietro, il presente che dà solo alcuni indizi su ciò che è successo e il passato che cerca di mettere ordine.
Protagonista assoluta è Glenn Close che interpreta l'avvocato Patty Hewes o meglio lo squalo Patty Hewes, il diavolo Patty Hewes, perchè Patty Hewes è il male, quel male che dice "cara puoi sempre contare su di me" ma poi ficca un paio di coltelli nella schiena. Non sapremo mai cosa passa nella testa di Patty e non sapremo mai fino a che punto può spingersi.
Nelle rete di Patty Hewes cade la giovane avvocatessa Ellen Parsons, che proprio a causa del "diavolo" si ritrova coinvolta in qualcosa di molto più grande di lei.
Punto di forza del telefilm sono gli attori, tutti bravi, Glenn Close primeggia, 2 emmys e un Golden Globe ne sono la prova. Regia e sceneggiatura superbe, alla fine di ogni episodio c'è sempre una svolta inattesa, a volte depistattrice che spinge lo spettatore a voler vedere subito l'episodio successivo, infatti era dai tempi d'oro di Lost che non vedevo 4-5 episodi di una serie di seguito.
Punti deboli invece sono l'ampio spazio dedicato a monotone conversazione nei parchi con l'improbabile accompagnamento di cani, Ted Danson che se non mangia, beve e se non beve è perennemente al cellulare, l'uso smoderato della parola bullshit e di liquori, (ma che fegato avranno gli ammerigani?)
E poi ha una bellissima sigla e chi inizia bene...
mercoledì 19 maggio 2010
AfterEllen Hot 100
Questa classifica è inficiata dalla presenza di innominabili soggetti alle posizioni 41 e 54.
Alcune considerazioni.
Olivia Wilde: raro caso di come si possa essere più attraenti sul set che nella vita reale. Il fascino del camice bianco.
Per quanto tempo ancora camperanno di fama le protagoniste di The L word?
Liv Loveless: e chi cazzo è? Come per metà gente della classifica tra l'altro.
Angelina Jolie è come il bianco, non passa mai di moda. (O è il nero? Non lo so, fate voi)
C'è tutto il cast di Glee, anche la nasona e la non più giovane Jane Lynch, non proprio Hot ecco.
Charlize Theron 82esima e Cate Blanchett 87esima? Ma dico, siamo impazziti?
Alcune considerazioni.
Olivia Wilde: raro caso di come si possa essere più attraenti sul set che nella vita reale. Il fascino del camice bianco.
Per quanto tempo ancora camperanno di fama le protagoniste di The L word?
Liv Loveless: e chi cazzo è? Come per metà gente della classifica tra l'altro.
Angelina Jolie è come il bianco, non passa mai di moda. (O è il nero? Non lo so, fate voi)
C'è tutto il cast di Glee, anche la nasona e la non più giovane Jane Lynch, non proprio Hot ecco.
Charlize Theron 82esima e Cate Blanchett 87esima? Ma dico, siamo impazziti?
martedì 18 maggio 2010
Fiori d'Arancio
La macchina organizzativa si è messa in moto.
Data fissata. Chiesa e Ristorante prenotati.
La casa c'è. Bisogna metterla a posto.
Mi sposo.
Naaaaaa. A chi voglio fregare.
Non sono io quella che inizia questo percorso al massacro.
E' il "piccolo" della casa che ha deciso, contro il parere di tutti, ma ha deciso.
Contro chi "ma perché non aspetti, perché tanta fretta, sei giovane". Contro chi "lei non fa per te, quando te ne renderai conto sarà troppo tardi". Contro chi "tu non hai la più pallida idea di quanto sia difficile il matrimonio".
Si prevedono anni piuttosto turbolenti. Anni, perché qui al Sud la preparazione di un matrimonio è quasi come la fase di qualificazione dei mondiali di calcio, inzia due anni prima.
Per non parlare poi del dispendio, spesso inutile, di denaro. E conoscendo la sposa, c'è da preoccuparsi.
Perché a pagare sono i genitori, fifty-fifty, tranne alcune voci che le sacrosante regole di oneri e doveri del matrimonio vogliono tassativamente spettanti al masculo o alla femmina, a questa per esempio spetta il corredo che avrà minuziosamente iniziato ad accumulare sin dalla tenera età di 3 anni.
Confesso che appena sono entrata nell'età della ragione ho bloccato mia madre dal proseguire questa insana tradizione. Ho limitato i danni, ma avrei una batteria di pentole completa. Interessa?
Data fissata. Chiesa e Ristorante prenotati.
La casa c'è. Bisogna metterla a posto.
Mi sposo.
Naaaaaa. A chi voglio fregare.
Non sono io quella che inizia questo percorso al massacro.
E' il "piccolo" della casa che ha deciso, contro il parere di tutti, ma ha deciso.
Contro chi "ma perché non aspetti, perché tanta fretta, sei giovane". Contro chi "lei non fa per te, quando te ne renderai conto sarà troppo tardi". Contro chi "tu non hai la più pallida idea di quanto sia difficile il matrimonio".
Si prevedono anni piuttosto turbolenti. Anni, perché qui al Sud la preparazione di un matrimonio è quasi come la fase di qualificazione dei mondiali di calcio, inzia due anni prima.
Per non parlare poi del dispendio, spesso inutile, di denaro. E conoscendo la sposa, c'è da preoccuparsi.
Perché a pagare sono i genitori, fifty-fifty, tranne alcune voci che le sacrosante regole di oneri e doveri del matrimonio vogliono tassativamente spettanti al masculo o alla femmina, a questa per esempio spetta il corredo che avrà minuziosamente iniziato ad accumulare sin dalla tenera età di 3 anni.
Confesso che appena sono entrata nell'età della ragione ho bloccato mia madre dal proseguire questa insana tradizione. Ho limitato i danni, ma avrei una batteria di pentole completa. Interessa?
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